Stefano D’Angelo

 

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Nacqui qui a San Benedetto del Tronto nel paleolitico 1972.

Fin dal primo vagito cantato, i miei intuirono subito la mia predisposizione e cercarono subito di deviarmi verso quella che secondo loro era la retta via ma, per fortuna, ancora non ci sono riusciti, quindi tuttora mi trovo a mio agio solamente con un microfono davanti.

La mia gavetta come animatore cominciò già dai tempi delle scuole elementari quando raccontavo barzellette con il microfono del pullman durante le gite all’Italia in miniatura e al castello di Gradara e forse l’inprinting filo-microfonico proviene proprio da quei lontani momenti felici.

Con le scuole medie invece cominciarono i primi approcci non solo con me stesso ma anche con le sette note, questo grazie all’entusiasmante ora di musica settimanale dove ci insegnavano a suonare con il flauto dolce avvincenti opere progressive-rock. Dopo l’ennesima performance di gruppo che vedeva “Tu scendi dalle stelle” come apripista e “Oh Susanna” come chiusura decisi di distinguermi dal coro sgrullando la saliva del flauto in faccia a qualche compagno provocando ilarità e da lì in poi venni marchiato come sovversivo indisciplinato con tutto ciò che ne consegue. Ero già rock ma non lo sapevo! Per questi eventi la mia iniziazione alla musica suonata subì un leggero posticipo: dalla prima alla seconda media.

Fu infatti all’eta di dodici anni circa che subii il cosiddetto “colpo di fulmine” dopo essere inciampato con una chitarra appoggiata malamente al muro della cameretta. Mi accorsi improvvisamente della sua esistenza e la corteggiai pian piano fino ad innamorarmi perdutamente di lei. Da lì cominciai a strimpellare la chitarra per poi continuare a strimpellarla ancora oggi e, dopo tutti questi anni di corteggiamento, lei ancora mi resiste!

Da lì al cominciare ad inventare canzoni dedicate ai professori o ai bidelli il passo è stato molto breve ed è stato così che ho scoperto di avere la passione per la musica ed i testi delle canzoni e tutte le alchimie che li legano assieme.

Strimpellare da solo cominciava a starmi stretto quindi mi accompagnavo con altri amici strimpellatori solitari e prendevano forma le prime band dove si suonava alla meno peggio quel rock che tanto faceva presa sulle ragazze. I risultati erano scarsi sia musicalmente che di riflesso con le ragazze ma noi da testardi rocchettari non ci siamo mai dati per vinti tanta era la passione.

Quegli anni di gavetta sono stati fondamentali per gettare le basi dalla mia gavetta attuale. Hanno arricchito il mio bagaglio di esperienza rendendomi un interprete molto duttile e malleabile nonchè un umile ma efficace padrone del palco.

In quegli anni diventai autore e compositore (tuttora genio incompreso), feci molte esperienze di recording-studio sia come voce che come chitarrista. Inoltre mi appassionai di programmazione MIDI e home recording, passione tralaltro molto costosa di cui prima o poi dovrò liberarmi.

Nel 1999 un bizzarro allineamento di pianeti diede origine all’embrione della band “i Pupazzi” che mi vedeva già come front-man (anche se allora avevo ancora i capelli).

Le variegate peripezie vissute alla guida della band in tutti questi anni sono state decisive per la mia calvizie e per questo ogni tanto interpreto un brano con una puzzolente e pidocchiosa parrucca.

Parallelamente alla band mi sono tolto qualche soddisfazione qua e la tra le quali spicca la realizzazione di un CD demenzial-popolare in linguaggio autoctono che riscuote consensi in tutta la regione: “Apprezzo il mio attrezzo” scritto ed arrangiato con la complicità di alcuni miei pazzi amici, i “Gran Peneretto del Tronco”.

Il ruolo che ricopro ne “i Pupazzi” porta la gente a giudicarmi e a definirmi un semplice psicopatico ma anch’io ho un cuore e mi sento in dovere di precisare che in realtà preferisco autodefinirmi un’istrionico e polifunzionale psicho-cantattore (è inutile cercare questa definizione su wikipedia – lho appena coniata io).

Le origini del mio pseudonimo risalgono ai tempi delle scuole superiori. Ma questa è un’altra storia di tanti anni e capelli fa.

…ora basta parlare di me… parliamo un pò di te!…